Genesi di un sogno realizzato

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Beh gente, qui ho poco da aggiungere: ho realizzato un altro sogno, quello di scrivere per il cinema. Tutto ciò che avverrà da oggi in poi sarà “in più” e, se non succederà niente, pazienza.  Intanto, vi faccio vedere anche qui il trailer ufficiale di “Mosaic”, primo film al quale ho collaborato per la sceneggiatura.

La vita è bella, non arrendiamoci mai!

Volevo aggiungere qualcosa: intanto si tratta di un giallo, dalla trama classica, dove qualcuno è stato ucciso e bisogna trovare l’assassino o l’assassina o gli assassini. Speriamo di riuscire a confondere abbastanza gli spettatori! Poi mi preme ringraziare anche qui Marco Cabriolu che, ormai diversi anni fa, venne a cercarmi proponendomi il suo apparentemente folle progetto, spiegandomi che aveva letto ciò che avevo pubblicato fino ad allora e gli piacevano il mio stile cinematografico e il modo di rendere i dialoghi, veloce e serrato. Lusingato, non potei fare a meno di accettare, con l’accordo che non avrei dovuto parlare a nessuno di tutto ciò finché lui non avesse avuto letteralmente TUTTE le carte in regola ( le leggi sul copyright americane non sono una barzelletta… ) ; così facemmo, lui era in giro per il mondo e mi mandava idee da sviluppare, fino al monologo di Daniel Baldwin ( di cui una parte è visibile nel trailer ) che scrissi sul bancone del mio negozio, in un pezzo di carta raccolto da terra perché dovevo fare il più in fretta possibile! :-) Ovviamente, senza Internet non sarebbe stato possibile, ma siamo nel XXI secolo, perciò di che stupirsi? Altrettanto ovviamente speriamo che il film esca presto nelle sale e che vada bene, nel frattempo, ho voluto raccontarvi almeno un aneddoto della parte che mi riguarda, perché anche questa fa parte della genesi di Mosaic!

 

Davide De Vita

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Giro di boa, bang bang!

13 Gennaio 2012 2 commenti

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Bene gente, ci siamo, li ho compiuti, sto vivendo il primo giorno del cinquantunesimo anno.  Se, con immensa presunzione, spero che la mia aspettativa di vita arrivi ai cento, siamo a metà strada. Che dire? Lo so che ci sono arrivati tantissimi altri prima di me, ma ‘stavolta è… Appunto di me che si tratta! Errori? Tantissimi. Però mi hanno fatto crescere. Sono stato più volte sul punto di arrendermi, farla finita in un modo anche tragico, non posso e non voglio negarlo. Però c’è stata sempre qualcosa, quel pizzico di speranza anche nei momenti più bui, o forse il semplice attaccamento alla vita, che mi hanno fatto desistere da quei funesti intenti e, una volta ( tante volte ) rialzatomi, continuare a combattere, sempre e comunque, spesso con l’impressione di lottare contro tutto e tutti.

Tutto ciò però è negativo.

In positivo, l’amore ( grazie, grazie, grazie Rita ) e l’amicizia. Sembrano parole obsolete, che hanno perso significato, ma non per me. Io sono tra quelli che avevano ( e hanno ancora ) amici che si chiamano Luciano, Marco, Antonio, Bettina, Roberto, Rosalia, Gabriella, Enzo, Anna, Giusy ecc., da PRIMA, molto prima che Facebook fosse anche solo pensato e portasse con se le varie “Cicciolina91″, “Pisellomarcio64″ e via così… Persone vere, reali, con le quali mi rapporto e mi confronto da decenni e che ringrazio per far parte della mia vita. Ce ne sono anche tanti altri, mi scuso con loro per non aver fatto l’elenco completo, spero mi perdoneranno!

Sull’amore ho già detto anche troppo in passato, ora Rita è il mio tutto e poi… Sono faccende che preferisco restino private, anche se devo ringraziarla per l’ennesima volta per avermi dato anche una nuova famiglia, Pablo compreso!

Ci sarebbero i sogni, che non ho mai abbandonato, la passione dello scrivere che mi ha dato tante soddisfazioni e che per mille motivi ho un po’ tralasciato, ma chissà, magari questo è l’anno buono per riprendere, Maya permettendo…!

Lo scoutismo, che mi ha aiutato sempre, i volti e il sorriso di tanti ragazzi e tante ragazze che sono entrati veramente nel mio cuore, così come molti miei coetanei che ancora portano il fazzolettone e se ne fregano altamente di chi ci prende in giro ( sempre meno, devo dire; sono sempre di più quelli che ci cercano per farsi aiutare con i propri figli…)

La fede: un rapporto complicato, ma in costante evoluzione, mille dubbi e mille domande, ma una forza che scalda dentro e aiuta, aiuta tantissimo… A volte sembra davvero come una specie di magia, ma forse… E’ anche quello!

Il lavoro: non mi piaceva, tempo fa. Poi ho capito che mi dà da mangiare, che se fatto in un certo modo può essere anche gratificante, perciò ho provato piano piano a farmelo piacere rendendolo più mio: forse sono sulla strada giusta, ma anche qui c’è sempre da imparare!

Il futuro? Beh, ce lo costruiamo mattoncino su mattoncino, no?

Auguri anche a te che mi hai letto fino a questo punto, spero di non averti annoiato!

Davide De Vita

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The day after (i fatti di Roma e altro)

Roma, 15 ottobre 2011

Roma, 15 ottobre 2011

Salve a tutti, quanto tempo, eh? Scrivo di nuovo sul blog perché NON è più di moda. Ormai imperversano Facebook e Twitter e io stesso segnalerò questo mio pezzo sul primo.
Dopo quello che è successo ieri, 15 ottobre 2011, a Roma, era impossibile non reagire anche se solo per iscritto. In quasi mille città del mondo si sono svolte manifestazioni pacifiche per protestare contro questa crisi mondiale voluta – gestita – controllata dalle banche e dai grandi gruppi finanziari (finalmente ne stiamo prendendo coscienza, che il potere NON ce l’hanno più i governi, ma i mercati…), ovunque è andata più o meno bene, mentre in Italia, SOLO in Italia e solo a Roma abbiamo visto tutti quello che è successo. Sì sì, deploriamo la violenza da destra e da sinistra e bla bla bla, intanto qualche migliaio di coglioni vestiti di nero (ma organizzatissimi, con un piano strategico molto preciso, equipaggiati con maschere antigas e non solo con spranghe, bastoni e sanpietrini) hanno avuto ragione sia di un insufficiente numero di poliziotti e carabinieri MALPAGATI e disorganizzati, impreparati a ciò che si aspettava e si temeva e di una città attonita. Così quella che poteva e doveva essere una bella e pacifica manifestazione, colorata e assolutamente NON VIOLENTA passa alla storia come un incubo. Perché? Perché solo a Roma, tra tutte le città del mondo?
Non è difficile: qualcuno disse una volta che l’Italia è il ventre molle dell’Europa, forse (?) è ancora così. Organizzarsi per distruggere oggi è molto facile, più difficile farlo per costruire, edificare. Soprattutto quando mancano idee, ideali forti, persone e personalità (positive) nelle quali riconoscersi e da seguire. Perché, siamo onesti una buona volta, nonostante le tante chiacchiere, Berlusconi è ancora lì, la sinistra non è ancora stata capace di disfarsene così come di convincere la metà più uno degli elettori o, come due giorni fa, dei parlamentari. Silvio ha ancora potere e soprattutto potere d’acquisto, (vedi incarichi ministeriali comparsi subito dopo l’ennesimo voto di fiducia) mentre tra i banchi dell’opposizione non si riesce a raggiungere quella compattezza necessaria e le varie frange si accusano a vicenda dell’ennesimo fallimento.
Perché nel nostro attuale sistema parlamentare è come nel calcio: vince chi segna un gol in più rispetto agli avversari. Il resto, ripeto, sono chiacchiere e… Neanche distintivo!
Intanto, nel cosiddetto paese reale, le persone normali non sanno davvero più non come fare a raggiungere la fine del mese, ma come mettere insieme il pranzo con la cena. Tagli alla scuola, alla sanità, ai servizi sociali, tasse tasse tasse come se non mai, imposte (mai gioco di parole fu più triste) da chi aveva giurato e spergiurato che mai e poi mai avrebbe messo le mani in tasca agli italiani. Non si toccano le spese militari (dobbiamo continuare a morire in Afghanistan e in altre parti del mondo dove non serviamo e non ci vogliono?), non si toccano i grandi patrimoni, gli immobili di lusso, non si dà la caccia ai grandi evasori, davanti ai quali invece si sventola ogni tanto l’ipotesi di un nuovo, ennesimo condono. L’Italia, già poco credibile negli ultimi tempi, più volte declassata dalle ormai famose agenzie di rating (spero si scriva così), pare in ginocchio, ferita, umiliata, in frantumi come quella statua della Madonna anch’essa distrutta dai black-block ieri. Siamo sempre a parlare e parlarci addosso “dopo”. Il movimento degli “indignados” è buona cosa, ma in Italia, e solo in Italia (quanto fa male…) si è sporcato e sarà difficilissimo, impossibile non associare il ricordo di ieri a quelle violenze.
Nonostante tutto bisogna continuare a sperare e protestare e proporre alternative vere, proprio adesso che tutto pare volerlo impedire.
P.S.: la foto che gira in rete delle scarpe uguali tra i black-block e i celerini è vecchia, non è di ieri, non scivoliamo nel solito “complottismo”, anche quello antico vizio italico.
2° P.S.: non perdiamo di vista quella consapevolezza che l’avversario sono le multinazionali, quelle che anche in periodo di crisi, giocando in borsa, lucrano con cifre che ricordano davvero Paperon de’ Paperoni e che forse questo, fatto di sprechi e di spregio per ambiente, lavoro onesto, istruzione ed educazione, probabilmente NON è il migliore dei modi di vivere possibili.

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Vento – Lettera aperta a Marta testa

Da queste parti siamo abituati al vento, siamo cresciuti a pane e maestrale. Per cui, quando soffia vento, magari una brezza che sa di nuovo e di cambiamento, non dovrebbe spaventarci. Però c’è, sottile, infingarda e malevola, la paura di fidarci ancora una volta e di essere traditi. D’altra parte, c’è anche la speranza – come tutte le altre volte, dico io che ho quasi cinquant’anni e dice chi ne ha più di me – che questa sia la volta buona. Parlo dell’elezione del nuovo sindaco in questa città (o presunta tale, dato il clamoroso aspetto, suo e dei suoi abitanti, di gran villaggio) che mi piace chiamare, con un sorriso, Nuova Macondo. Questa volta potrebbe farcela una donna, giovane per giunta, poco più di una ragazza e proprio queste due caratteristiche che un tempo erano considerati handicap potrebbero essere dei punti a favore, grossi punti. D’altra parte, a cinquanta chilometri da qui, nella “capitale” dell’isola potrebbe farcela un ragazzo dello stesso partito, una faccia nuova e pulita (e speriamo, anche qui, che tale rimanga) proposto, quasi sospinto da quello stesso vento di cambiamento che non soffia solo sulla nostra terra. Già, perché anche sulle altre sponde del Mediterraneo (Egitto, Tunisia, Libia) così come nello Yemen, in Siria e ultimamente in Spagna, in decine di migliaia hanno gridato “basta” allo stato di cose proposto e sostenuto da… Persone un po’ troppo più grandi di loro. Forse è anche questa la connotazione fondamentale delle proteste e in molti paesi delle rivolte anche armate: la “giovane” età di chi ha deciso di non parlare più e passare ai fatti. Tornando col pensiero alla nostra storia “nazionale”, lo stesso Risorgimento, almeno dove c’era da sporcarsi le mani e sparare, è stato combattuto per la maggior parte da uomini e donne sotto i trent’anni. Quindi perché stupirci? Nella vita ho avuto la fortuna di vivere in contatto con le ultime nuove generazioni; non sono tutti bamboccioni, così come le ragazze non sono tutte votate a diventare fidanzate di calciatori famosi: per qualcuno sarà uno shock, ma questi ragazzi e queste ragazze LEGGONO LIBRI, non hanno solo il profilo su Facebook, che in ogni caso usano così come usano il cellulare (molto meglio di me) per comunicare tra loro, sono coscienti che questi sono STRUMENTI che la moderna tecnologia ci ha portato e che come strumenti vanno intesi, interpretati e, udite udite udite, PENSANO addirittura con la propria testa e, attenzione attenzione attenzione, V O T A N O. Perciò, se è vero che “il futuro non è più quello di una volta”, avanti, che ne propongano loro uno diverso, magari anche più umano di quello che non siamo stati capaci di proporre e costruire noi, ora diventati….”Diversamente giovani”. Per questo, signorina Testa, per quanto espresso in queste righe, nonostante abbia – e non glielo nascondo – percepito qualcosa che “non mi convinceva” nei suoi occhi, quando è passata al mercato e si è presentata stringendomi la mano, voterò di nuovo per lei anche domenica prossima, considerandola una sorta di simbolo di cambiamento non solo per questa città, più volte disgraziata, ma anche, se non soprattutto, per la sua generazione che ha veramente bisogno di sperare di nuovo. Non mi deluda, non deluda i suoi coetanei: tocca a voi, prendere anche noi per mano e costruire il futuro.

Davide De Vita
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Presunzione

17 Marzo 2011 1 commento

C’è una frase celebre di un capo indiano (anzi, per essere politicamente corretti bisogna dire “nativo americano”), a conti fatti molto lungimirante, che mette in guardia dallo spreco insensato delle risorse, avvertendo che quando tutte queste saranno state follemente consumate, ci accorgeremo che i soldi non si possono mangiare. Ciò che è accaduto, sta ancora accadendo in Giappone è solo l’ultima conferma che questo non è l’unico ed il solo modello di sviluppo ( se tale si può ancora chiamare ) possibile. Scrivo il 17 marzo 2011, quando in Italia si festeggia l’Unità della nazione quasi fingendo di non vedere le fortissime spinte federaliste che arrivano dal nord del paese, l’ineguaglianza economica e sociale ancora purtroppo presenti tra quella parte e quella meridionale e tanti, tantissimi altri problemi che un Risorgimento a volte mitizzato decisamente non hanno risolto. Certo è, d’altra parte, come ha sottolineato il presidente della Repubblica Napolitano, che senza il Risorgimento non avremmo avuto nemmeno una Nazione e saremmo stati spazzati via dall’Europa e dalla Storia, ma sarà appunto quest’ultima a giudicare, per cui torniamo al tema principale di questo piccolo e modesto post.
Le risorse, dicevo. Le risorse che, dall’inizio dell’era industriale, stiamo strappando al pianeta NON SONO infinite. E’ stato detto e ripetuto, ma non riusciamo, nella realtà, a guardare mai oltre l’ “oggi”. Per cui al futuro ci penseranno gli altri, sempre e comunque. Il problema è che, di questo passo, non è poi così sicuro che ci sia un futuro, almeno come lo speriamo. Non parlo solo di petrolio, ma, per esempio dell’acqua, che con quasi sette miliardi, se non di più, di abitanti, diventerà, se già non lo è nelle zone desertiche, motivo di aspri conflitti. A proposito di conflitti, non sottovaluterei l’onda delle rivolte nel nord Africa, nonostante l’attuale “ripresa” militare di Gheddafi. Sono comunque segnali forti di una presa di coscienza del cosiddetto “terzo mondo” che non abbiamo mai veramente temuto in quanto disunito, colonizzato, stuprato a più riprese da noi “gente civile”. Sapete, sono persone, incredibile, ma proprio come me e te che leggi queste righe, chiunque tu sia, con idee, sogni, progetti, volontà e, pensate un po’, addirittura diritti come noi!
Ovviamente la sto buttando giù pesante, ma credo, per tornare al titolo del post, che la presunzione sia davvero dilagante: i migliori tecnici giapponesi credevano che un disastro, una catastrofe naturale delle dimensioni di quella poi verificatasi non sarebbe mai accaduta. E’ di qualche ora fa la rivelazione (di Wikileaks, tanto per cambiare) che uno di loro aveva detto, già nel 2008, che le centrali nucleari giapponesi, compresa quella ormai tristemente famosa di Fukushima, non avrebbero resistito ad un sisma di scala Richter 6. Quello che ha preceduto e provocato lo tsunami era, confermato ieri, di scala 9. Certo, anche Wikileaks andrà verificato, ma pare proprio che il coraggioso tecnico sia stato doverosamente messo a tacere ed allontanato in tutta fretta in quanto scomodo per la politica aziendale… Anche sotto il Sol Levante, il modus operandi delle multinazionali è sempre lo stesso… Così, mentre il mondo ha di nuovo paura del nucleare, che nessuno è ancora riuscito a controllare davvero, crolla la borsa di Tokio e per la prima volta balzano verso l’alto le azioni legate alle tecnologie rinnovabili. Già, perché anche questo ci distingue, noi “gente civile”: abbiamo davanti agli occhi decine di migliaia di morti, che si teme diventino centinaia di migliaia, scene di distruzione mai viste e macerie ovunque, ma il pensiero dove va? Alla borsa! Sia nel senso “alto” del termine, sia al più meschino portafoglio. E continuiamo a pensare: tanto è lontano, tanto non ci riguarda, tanto qui non succederà mai… Nelle verdi praterie del cielo, il vecchio e saggio capo sorride amaramente…
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Libia: ciniche parole scomode.

C’è un videogioco che immagino sia piuttosto conosciuto, nonostante i più giovani lo considerino – almeno credo – vecchio, superato, obsoleto. Il gioco è Age of Empires e credo sia uno dei più famosi e (a detta dei produttori) migliori giochi di strategia mai realizzati. Mi hanno regalato la terza edizione, in cofanetto “Gold Edition”, nel quale è presente anche l’espansione relativa alle guerre dei nativi americani (comunemente chiamati “indiani”) contro le giacche blu degli allora giovanissimi Stati Uniti. Voi direte: che c’entra tutto questo con Gheddafi e quanto accade in questi giorni, ogni ora, in Libia e nel Nord Africa? C’entra, c’entra moltissimo. Perché in una fase del gioco principale, quando ci si espande e si porta avanti, costi quel che costi, la ferrovia attraverso qualsiasi territorio, si ha a disposizione, se si vuole, una fabbrica, che può produrre a scelta risorse, cannoni, denaro. Impostandola sulla produzione di denaro, è più facile finanziare l’avanzamento militare e conquistare porzioni sempre più ampie di territorio, strappandole ai nativi, brutalmente spazzati via a cannonate (non è il gioco crudele, semplicemente è fedele alla realtà storica) e costruendo nuovi edifici, civili e militari, al posto dei loro villaggi.

Torniamo a noi, alla Libia, a Gheddafi. Nonostante la prima impressione fosse quella di un uomo decisamente prossimo alla caduta, lui oggi, 3 marzo 2011, è ancora lì, certo accerchiato e condannato dall’intera comunità internazionale, Cina e Russia comprese. Però è ancora lì, a Tripoli, difeso da un esercito di mercenari ai quali dell’etica, dei diritti umani e di tutte quelle bellissime parole di cui noi occidentali (dalla memoria cortissima e comoda…) amiamo riempirci la bocca, non frega un beneamato… Ecco. Quegli uomini sono addestrati ad uccidere in mille modi diversi, rapidamente, senza il minimo scrupolo: è il loro mestiere, sono anche attrezzati al meglio per questo, non sappiamo al momento quanto. Tutto ciò mi porta a temere un imminente bagno di sangue, nel quale inevitabilmente avranno la peggio anziani, donne e bambini, come sempre in ogni luogo, in ogni tempo, in ogni guerra. Noi italiani avremo ben poco da dire, in Libia, in Somalia, in Etiopia abbiamo fatto probabilmente peggio – e fingiamo che non sia mai successo – mentre le altre nazioni più o meno staranno a guardare. Perché? Perché, anche se nessuno lo dirà apertamente, una guerra come questa prossima ventura, magari ampliata su altri fronti limitrofi, serve. Serve perché, una volta distrutta qualsiasi cosa, ci sarà tutto da ricostruire. Questo significa rimettere in moto almeno una parte dell’economia mondiale, dopo la crisi dalla quale faticosamente si sta tutti cercando di uscire. E’ sempre stato così. Non ci riusciamo, noi uomini cosiddetti sapiens, a vivere troppo a lungo in pace gli uni con gli altri. Diciamo di esserci evoluti, mentre i popoli che anticamente praticavano i sacrifici umani per ingraziarsi il favore degli dei spargevano molto, molto, molto meno sangue di quello che periodicamente riusciamo a spargere noi in nome del dio euro o dollaro che sia. Spero che quanto ho scritto dia fastidio. Spero anche che dia un po’ da pensare ma ciò che spero di più è di… Sbagliarmi.

Augh.

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Terremoto politico nel Maghreb

22 Febbraio 2011 Nessun commento

Tripoli in fiamme 22 02 2011E’ passato tanto tempo dall’ultima volta che ho scritto su questo blog, compagno fedele di un’infinità di momenti tristi e felici, testimone della mia vita, di quella di chi mi è caro e del mondo intorno, per quanto ci è dato sapere. Già, perché in questi giorni il mondo sta cambiando davvero, nonostante in Italia, a meno che non ci si metta d’impegno e si riesca a vedere magari Al Jazeera o altre emittenti straniere non allineate al modo di pensare occidentale, non lo si percepisca in pieno, non si capisca la gravità del momento. Abituati come siamo, con una presunzione immensa, a dare tutto per scontato e a pensare che quello che conosciamo sia il migliore modello di vita possibile, non ci rendiamo conto che i giovani nord africani tunisini, egiziani, del Bahrein, libici e marocchini stanno combattendo una rivoluzione epocale. L’area è quella che si affaccia sul Mediterraneo e, guarda un po’, sotto la stessa area c’è il petrolio, del quale siamo sconsiderati consumatori. Certo, c’è anche l’aspetto religioso: dietro questi sconvolgimenti non possiamo escludere l’avvento al potere dei fondamentalisti islamici, ma una grossa parte del pianeta va in quella direzione, per quanto noi “occidentali” possiamo dire o fare. L’altra ipotesi, purtroppo anch’essa verosimile, è la presa di potere dei militari. Certo, la speranza è quella che il bagno di sangue in corso abbia fine al più presto, ma – notizia battuta in questo momento (ore 11,20 di martedì 22 febbraio 2011) è che “visto il vergognoso silenzio del governo italiano sul massacro di Tripoli, i manifestanti in Cirenaica HANNO CHIUSO il gasdotto verso l’Italia che è in mano loro.”. Questa è cronaca che difficilmente si distingue dalla Storia, mentre nel nostro paese il capo del governo ( sarà una coincidenza, ma i dittatori che stanno cadendo uno dopo l’altro sono o erano tutti amici suoi… ) si distrae col Bunga Bunga e, doveroso affermarlo, l’opposizione non esiste. Libro da rileggere, ammirando la grandissima lungimiranza, “Medioevo prossimo venturo” di Roberto Vacca, scritto più di trent’anni fa. Insieme ad alcuni versi di Pasolini che recitavano, anch’essi trenta o quarant’anni fa: “verrà Alì, con le sue mogli, la capra e i bambini…” . Il mondo è questo, ragazzi, ma chi se ne frega, no? Tanto abbiamo l’I-Pod, l’I-Phone, il super cellulare di ultimissima generazione, il cinema in 3D e via di questo passo, tutte cose che, direttamente o indirettamente hanno bisogno del petrolio per esistere o funzionare. Ma è solo un dettaglio, Alì è un poveraccio ignorante, puzza di capra, non oserà mai sfidare il portentoso occidente “civilizzato”….

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Okay, sono vivo.

9 Dicembre 2010 2 commenti

Dopo un tempo che non so se sia troppo o troppo poco, poche righe in questo mio povero e quasi dimenticato blog per dire (dirvi) smarriti lettori che forse finite qui: sono ancora vivo, anzi, diciamo che – ringraziando santi e divinità di ogni culto per non far torto a nessuno – le cose vanno pure meglio, oserei dire bene, ma lo dico sottovoce perché… Non ci sono abituato! Se mi torna la voglia, scriverò qualcos’altro di – spero – interessante. Ciao a tutti :-) Scacco matto

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Oggi muore mio padre. ( 6 agosto 2010)

7 Agosto 2010 3 commenti

Oggi muore mio padre, in un letto d’ospedale.
Nel bene e nel male, oggi muore mio padre, in un letto d’ospedale.
Ci siamo amati, ci siamo amati.
Ma oggi muore mio padre, in un letto d’ospedale.
Gli stringevo la mano, l’unica cosa che ancora rispondeva.
Ci siamo detti addio così. con quella debole stretta di mano.
Non poteva fare altro, parole grosse hanno descritto ciò che gli è successo, ma il succo è che oggi muore mio padre, in un letto d’ospedale.
Non ci parlavamo, ma ci siamo ritrovati in quel gesto, prima che se ne andasse, e meno male, perchè oggi muore mio padre, solo, in un letto d’ospedale.
Non ci trovavano, in questo mondo di comunicazione, d’informazione, dove lasciare ovunque un numero di cellulare sembra normale.
Ma oggi muore mio padre, in un letto d’ospedale.
L’ho salutato, ci siamo salutati, meglio così, grazie Dio, che l’hai portato con te senza farlo soffrire ancora, è stato quasi eccezionale, ma oggi muore mio padre, in un letto d’ospedale.
A proposito, Dio, un coglione di prete ha fatto storie quando gli ho chiesto un funerale: pensaci Tu, perchè oggi muore mio padre, in un letto d’ospedale.
A proposito Dio, grazie, perchè un prete che prima di tutto si è dimostrato uomo, è stato normalmente sensazionale.
Grazie, anche se oggi muore mio padre, in un letto d’ospedale.
A proposito Dio, grazie per la donna che ho accanto, sempre, lei sì che è eccezionale, anche oggi, che mio padre muore in ospedale.
Ancora, Dio, grazie per tutti gli amici, per il loro affetto, il loro essermi vicino in modo così grande e così normale, sempre, non solo oggi che mio padre muore, in un letto d’ospedale.
E ancora, ancora, ancora, Dio, grazie per mia sorella, che lotta ogni giorno, in maniera mai banale, e lotta anche oggi, che mio padre muore in ospedale.
Scusami, Dio, per questo sfogo, quasi viscerale, ma sai, oggi muore mio padre, solo, in un letto d’ospedale.

Davide De Vita.

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Cronache di un’ernia – Pasquetta 2010

6 Aprile 2010 1 commento

Ordunque, miei cari ed affezionati lettori, mi accingo a narrare quanto accaduto, com’è da copione e tradizione, in quel di Porto Pino, giusto ieri, convenzionalmente chiamato “giorno di Pasquetta”.  Orbene, dopo un nanosecondo di raccoglimento per l’assenza, ahimè più che giustificata causa lavoro und turnen, dell’Alchimista  e della di lui consorte, del Signor Presidente e compagna, impegnati  con pannolini e affini della  loro meravigliosa bimba, con la Santa Donna – sempre sia lodata per quanto e come mi sopporta…- e la Locandiera partimmo infine alla volta della residenza estiva del Nobil Geometra, anche quest’anno ospitalissimo ospite, insieme alla di lui consorte, di tutti noi allegra brigata di ospiti ospitati  (da loro). Giunti che fummo in loco, come già si disse Porto Pino, in provincia di S.Anna Arresi, ma son dettagli o quisquilie, nonostante lo sciopero dei tergicristallo del mio vetusto ma fedele mezzo, ci riunimmo, oltre che coi suddetti Nobil Geometra (e di lui consorte), col Sindacalista (e di lui consorte, più un prolo e una prola), col Marinaio (e di lui consorte, più uno anzi due proli) e… Basta.  Ora, giacché il numero, rispetto alle passate edizioni della manifestazione, risultava così esiguo, (ma ancora aspettiamo i voti dall’estero e il riconteggio delle schede controverse…), Provvidenza volle che piovessero dal cielo, anzi, da Stoccarda (sempre al nord si trova…), tali Linda e Sebastian, specializzati in kaysurf o qualcosa del genere (chi sa come si scrive me lo scriva…) ma molto meno in burocrazia italo-teutonica: nello specifico, ESSI giravano come anime in pena intorno a ciò che il Nobil Geometra sapientemente arrostiva con insuperabile perizia e, anche, intorno a noi. Ora, dato che il Nobil suddetto, sospinto da gentil forza d’animo, abnegazione e spirito di sacrificio (traduzione: come e quando ce li togliamo dai c…  questi?) era l’unico che conosceva qualcuno che conosceva qualcun altro nell’immancabile paesino poco distante , e che il vostro umilissimo Esseno era l’unico a conoscere qualche parola d’inglese più degli altri e che i malcapitati, pur essendo tedeschi, proprio nell’idioma della Perfida Albione si esprimevano a stento e, soprattutto, ancora NON avevano le chiavi dell’appartamento affittato tempo fa via Internet presso l’agenzia viaggi “Vinculiam e non venaccorget” , gestita dall’affidabilissimo Tony Ludovico Gennarino Esposito detto O ‘ Scurnacchiato, marchese decaduto di Castellammare di Stabia, sud, partimmo tosto tosto in missione internazionale. Come, chi? Ma il Nobil Geometra che aveva il fuoristrada, il voster semper voster  Esseno che masticava l’inglese e i due disgraziati… Ehm, i due ragazzi. Ora, due parole su di loro: egli emaciato, proprio bianchiccio, tipo formaggino Tigre anche come consistenza. Lei caruccia, di colore, molto, molto sorridente… Ecco, leggenda vorrebbe che , fatto due più due, anzi, due meno uno, d’accordo col Nobil Geometra, durante il tragitto verso il paese ci si sbarazzasse dell’inutile emaciato e ci si dedicasse alla signorina… O addirittura che LE tedeschine fossero non una ma addirittura tre, bruna bionda e mora  per non scontentare nessuno, conosciute mentre gentilmente si offrivano di pulire il parabrezza in un modo molto piacevole a guardarsi… Ma si sa, le leggende son leggende, lasciano il tempo che trovano…. Come per esempio, il Nobil Geometra, accompagnado l’emaciato all’interno di un hotel FORSE collegato all’agenzia viaggi di cui sopra, mi lasciò tutto solo dentro il fuoristrada con la sorridente Linda… Ma, come dicevamo, le leggende son leggende, inoltre dopo mi sarebbe toccato raccontare, soprattutto all’Alchimista e al Signor Presidente, che il Nobil aveva messo il mezzo ed io la lingua, al che non credo avrei fatto una bella figura…

Tornando alla realtà e saltando di palo in FRACCHIA, vi risparmio la solita mangiata pantagruelica per arrivare ad una… Premessa. Non mi ci ero soffermato prima, ma devo spendere due parole sulla moglie del Marinaio. Ora, poiché proprio per il Marinaio è IN CORSO una causa di beatificazione oltremodo giustificata, mi sovviene che alla signora in questione potremmo, di converso, assegnare un titolo, un’onoreficenza. E quale meglio di Lady Destroyer,  dove ciò che viene distrutto, principalmente alle persone di sesso maschile, può benissimo essere identificato e senza nemmeno tanto sforzo d’immaginazione? Ecco, arriviamo ad uno dei momenti clou, più comprensibile dopo la premessa: TERRORIZZATO dalla notizia che a Lady Destroyer s’era rotto l’attrezzo vibrante e sussultante (testuali parole sue…) regalatole dal Marinaio (di lei consorte) e che quindi c’era anche la pur remota possibilità che ELLA da me si recasse a chiedere IMMANTINENTEMENTE dei pezzi di ricambio, dopo aver esclamato tre volte il più disperato dei “No!”, io e la sedia (in plastica) che fino a quel momento aveva sopportato – e supportato – il mio peso, rovinammo al suolo ignobilmente, prima tra il generale giubilo, poi, almeno per qualche istante, tra la serpeggiante preoccupazione della Santa Donna – sempre sia lodata la sua pazienza e sopportazione – che mi stava accanto e della Locandiera anche lei poco distante. Ripresomi completamente dopo pochi minuti – l’ernia non mi colpì, nonostante il titolo del pezzo! – ripresi anche a dissetarmi e nutrirmi, nonostante qualcuno, guardandomi di sottecchi, e anche di profilo, mi sussurrasse crudelmente:

-          Sei anoressico?

Amen!

Il leone delle "Cronache di Narnia"... Era una battuta....

Il leone delle "Cronache di Narnia"... Era una battuta....

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